È il 18 settembre 1970 quando un’azienda della grande distribuzione, la Gamma d.i., inaugurò a Fiorenzuola d’Arda il primo di 55 punti vendita gestiti da una decina di affiliati.Nasceva così la prima vera rete in franchising italiana.
Articolo dello Studio Legale Curtis
Introduzione
Negli ultimi anni, la costante evoluzione della tecnologia blockchain e la connessa diffusione dei cosiddetti smart contracts ha acceso sempre più il dibattito sulle potenzialità che tali strumenti rappresentano per il mondo dell’impresa. Questo alert si propone di offrire un quadro di sintesi della questione, mettendo in luce le potenzialità che queste innovazioni rappresentano soprattutto per gli operatori del franchising, pur nelle difficoltà che esse scontano in termini di inquadramento giuridico.
Blockchain e smart contracts – un breve inquadramento
Benché si tratti di concetti che, come detto, animano da qualche tempo il dibattito in molti settori, vale la pena brevemente ricordare, in sintesi e senza indugiare in tecnicismi, di cosa si parla quando si discorre di tecnologia blockchain e di smart contracts.
Molti avranno già familiarità con la nozione di blockchain come tecnologia che si basa su di un cosiddetto “registro distribuito”, un sistema, cioè, che consente di archiviare dati in modo condiviso tra tutti i partecipanti a una rete. Volendo semplificare, possiamo immaginare la blockchain come una sorta di “libro mastro” destinato all’annotazione di informazioni di vario tipo (ad esempio, l’origine di un prodotto, la conclusione di un contratto, e così via), che vengono trascritte ognuna su di una diversa pagina (detta “blocco”), la quale, proprio come in un libro, è collegata alla precedente (da cui il termine “blockchain”, catena di blocchi). La particolarità sta nel fatto che questo ideale “libro mastro” non è un esemplare singolo: infatti, copie identiche di esso sono contenute in moltissimi computer localizzati nei punti più disparati del pianeta, ed ogni annotazione viene inserita contemporaneamente ed automaticamente in tutte le copie esistenti. Da ciò, la caratteristica di estrema sicurezza che viene tipicamente associata alla blockchain: è pressoché impossibile alterare un’informazione senza che l’alterazione risulti immediatamente evidente, proprio perché le altre copie diffuse del “libro mastro” del nostro esempio fungono da strumento di controllo e riscontro. Tra le informazioni che possono essere contenute in una blockchain vi sono anche i cosiddetti smart contracts. Si tratta di veri e propri programmi informatici che eseguono un accordo in automatico al verificarsi di determinate condizioni, secondo una logica del tipo “se si verifica A, allora segue B”. E così, uno smart contract potrebbe funzionare, ad esempio, nella vendita di un file musicale, seconddi ulteriore intervento umano. In un caso come questo, sulla blockchain vengono “scritte”, in linguaggio informatico, le “regole” viste sopra, l’identità di chi ha creato lo smart contract, le coordinate alle quali indirizzare il pagamento, l’identità di chi invia il pagamento medesimo, il relativo ammontare e le coordinate temporali dello stesso, e così via: una serie di dati che dimostrano in modo univoco e sicuro l’esecuzione della transazione.
Per offrire un quadro più completo, è peraltro utile soffermarci su una preliminare analisi, ancorché sintetica, circa i profili giuridici e le sfide che queste nuove tecnologie inevitabilmente pongono, come spesso accade quando si è chiamati ad inquadrare strumenti caratterizzati da un alto tasso di innovazione all’interno di categorizzazioni necessariamente radicate nella tradizione e nell’esperienza pregresse. Come si vedrà, questo esercizio, pur nella cornice di semplificazione e sintesi imposta dal contesto del presente lavoro, non è solo “filosofico”, ma ha importanti ripercussioni sul perimetro di utilizzo concreto degli smart contracts su blockchain, sul quale ci si soffermerà in un secondo momento, dando uno sguardo alle potenzialità di tali strumenti sotto un profilo pratico.
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Il franchising è sempre più scelto come percorso di sviluppo per realtà del commercio e dei servizi, perchèè in grado di coniugare diverse esigenze e ridurre il rischio d'impresa. Passare però da un singolo punto vendita alla realizzazione di una rete in franchising non è semplice e nemmeno scontato.
Articolo dello Studio Legale FVA LAW
Quando un franchisor decide di espandersi all’estero deve innanzitutto scegliere la modalità che meglio si adatta alle sue esigenze.
A tale fine gli strumenti a disposizione sono quelli del franchising diretto, del master franchising ed infine quello dell’area development agreement.
Il franchising diretto è quello che il franchisor stipula direttamente con un franchisee locale. Tale strumento presuppone però la presenza sul territorio da parte del franchisor di una struttura adeguata a gestire gli affiliati ed a prestare loro i servizi contrattuali.
Di contratto di master franchising si può invece parlare in diverse ipotesi, ciascuna con le sue peculiarità e caratteristiche. Lo schema più comune prevede che il franchisor nomini un master franchisee in un determinato territorio, al quale viene concesso il diritto di concedere sub-licenze (sub-franchising). Il master franchisee, a sua volta, stipulerà doversi contratti di affiliazione con i sub-franchisees, i quali non avranno alcun rapporto contrattuale diretto con il franchisor “principale”. Nel caso del master franchising i vantaggi sono costituiti dalla possibilità di sviluppare il territorio in breve tempo, assicurandosi al tempo stesso che i franchisees siano gestiti da un soggetto che ha una conoscenza del mercato locale sulla quale ben difficilmente il franchisor può contare.
Infine, con il contratto di area development, il franchisor stipula un contratto con un imprenditore locale il quale assume in prima persona il compito di sviluppare il territorio, aprendo un certo numero di punti vendita diretti, generalmente secondo un piano di sviluppo concordato (“development schedule”). Secondo un’altra variante, l’area developer assume invece unicamente il compito di sviluppare il territorio, trovando e selezionando singoli franchisees.
Una volta deciso lo strumento più idoneo, il franchisor deve poi preoccuparsi della disciplina del franchising in quel determinato Paese.
In particolare dovranno essere verificati quali sono gli obblighi che la legge locale pone in capo al franchisor: potrebbe trattarsi ad esempio di obblighi di registrazione, o di fornire specifiche informazioni come pure l’obbligo di fornire eventuali certificazioni rispetto ai prodotti.
A tale fine è consigliabile che il franchisor italiano si serva per la redazione del contratto standard di un avvocato italiano esperto di franchising e buon conoscitore dei problemi del franchising internazionale.
Una volta predisposto il contratto standard (che potrà essere utilizzato, con le opportune modifiche, non solo in quel territorio, ma anche come format per altri Paesi esteri nel quale il franchisor potrebbe decidere di entrare), è buona norma sottoporre il contratto ad un consulente locale chiedendogli di controllare se le clausole contrattuali non siano in contrasto con norme del Paese di cui trattasi.
Particolare attenzione dovrà poi essere prestata alle norme relative ai marchi ed alla loro registrazione e ciò al fine di assicurare un’adeguata tutela ai propri segni distintivi.
Infine, quanto alla gestione del rapporto con i franchisees, il franchisor dovrà decidere se provvedere lui stesso direttamente a fornire ai franchisees i beni ed i servizi oppure se nominare un master franchisee nel territorio di espansione, il quale svolgerà nel territorio le funzioni del franchisor fornendo i beni ed i servizi ai franchisees locali. In entrambi i casi sarà consigliabile verificare quali sono i costi in cui dovrà incorrere il franchisor.
Avv. Alessandra Sonnati (
L'affiliazione commerciale (o franchising) è una formula di collaborazione tra due entità giuridiche indipendenti con alcune caratteristiche peculiari. Spesso purtroppo il significato di quel che vuol dire aprire in franchising è completamente distorto.
Aprire in franchising è una valida soluzione per tutti coloro che vogliono avviare un'attività in proprio e diventare imprenditori. Abbiamo già parlato dei protagonisti principali dell'affiliazione commerciale, i franchisor e i franchisee. A questo punto è utile fornire tutte le indicazioni sugli strumenti operativi a disposizione di affiliante e affiliato.
Scegliere perchè, come e con chi aprire un'attività in franchising non è semplice ma nemmeno impossibile.E' importante fare attente valutazioni ma il punto di partenza possono essere anche solo alcuni piccoli accorgimenti da mettere in pratica e soprattutto chiedere, informarsi sempre.
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